DIDATTICA A DISTANZA: PROFESSORI vs STUDENTI

È davvero così diverso l’approccio dei professori rispetto a quello degli studenti alla didattica a distanza?

Nessuno si aspettava un evento simile, un’esperienza che sta cambiando il modo di pensare e di agire, che sta spingendo ad apprezzare le piccole cose della quotidianità. Questa situazione ha di certo spinto verso il cambiamento, in alcuni casi radicale. Si pensi alla scuola, le abitudini scolastiche sono state totalmente sconvolte, un approccio nuovo allo studio tramite l’utilizzo della tecnologia. Sia studenti che professori hanno affrontato un nuovo modo di studiare e di insegnare, al di fuori di ogni aspettativa e abitudine. Si parla di due facce della stessa medaglia, che molto spesso dimenticano di esserlo.

Perciò, com’è vissuta questa situazione da professori e studenti? Saranno davvero tanto diverse le emozioni e sensazioni che accompagnano entrambi?

Gli studenti, immersi nello studio e senza via di scampo, quasi inesistente la possibilità di vedersi con amici e famigliari, come vivono questa situazione a prima vista tragica?

Certo abituarsi alla nuova modalità di interrogazioni, verifiche e studio non è stato affatto semplice. L’ambiente di casa non favorisce assolutamente l’apprendimento, anzi rende ancora più semplice la possibilità di distrarsi, o di essere distratti. Bisogna far fronte ad un’organizzazione totalmente differente, che dipende esclusivamente dallo studente stesso, che deve riuscire a conciliare lo studio con la situazione famigliare. Senza contare il fatto che si è chiusi dentro casa, senza amici e svago.

Il modo in cui questa esperienza viene vissuta dagli studenti è, però, diversa da persona a persona. C’è quello studente che la vede come una possibilità di studio “matto e disperatissimo”, l’altro che la vede come un’occasione per dedicarsi a sé stesso, l’altro ancora che preferirebbe non viverla affatto. Saranno sicuramente tutti d’accordo sul fatto che i primi periodi sono stati difficili da superare. Con il tempo si è giunti ad una certa stabilità, di orari e lezioni, ma il lavoro sembra essere quasi raddoppiato rispetto alperiodo della “normalità” scolastica. Inoltre in questa fase, come dice M. D. D. “non c’è il gruppo classe, la battutina, cose sciocche, ma piccoli tratti della quotidianità che mancano”, è anche lo stesso pensiero di C. G., che dice appunto “apprezzo di più tutte quelle cose piccole a cui magari prima non facevo caso, come ad esempio la chiacchierata con le amiche o con i compagni di classe la mattina”. Gli amici non sono l’unica cosa che manca in questa quarantena, manca anche la tranquillità. Un umore un po’ altalenante, tra settimane spoglie e altre cariche di compiti e verifiche. Certo però c’è anche qualche lato positivo, questo è il pensiero di M.M., “ le lezioni online mi permettono di svegliarmi a volte un po’ più tardi, anziché svegliarmi sempre alle 6.30 come prima, e con più tranquillità e mi danno la possibilità di organizzarmi meglio la giornata”. C’è chi inoltre ha riscoperto il valore del tempo, come G. B. , e chi invece, come S. F. o J. F. , scopre nuovi hobby. In questa situazione negli studenti permane comunque la speranza.

Invece, l’altra faccia della medaglia, i professori, com’è che affrontano questo periodo? Anche per loro certamente è stato un cambiamento inaspettato, e proprio come gli studenti, hanno dovuto destreggiarsi con la tecnologia, con cui non tutti avevano dimestichezza. La lontananza da scuola fa crescere delle mancanze, dal caffè alla macchinetta, al saluto del collega, fino agli stessi studenti. Come dice la professoressa Scola “tutto è ciò che rimpiango del periodo a scuola, le mani alzate degli studenti, il lorochiacchiericcio, le corse per la ricreazione”.

Per un professore non poter insegnare fisicamente ad uno studente è probabilmente il cambiamento più difficile da affrontare, ma generalmente il rapporto con gli studenti, come sostiene la professoressa Iovino,“procede splendidamente, ognuno di noi sta dando il meglio di sé sia nei rapporti umani sia per quanto riguarda il rendimento”. Nonostante ciò, con la didattica a distanza, molti professori non riscontrano lo stesso feedback dagli alunni, come lo era durante il periodo nei banchi di scuola. Questo è il pensiero della professoressa Burtone: “temo che i ragazzi non abbiano gli stessi stimoli che hanno a scuola quindi cerco continuamente strategie per avere un feedback da parte loro”. In conclusione, come sostiene il professor Cantone, “la scuola è contatto, vedersi, parlare, gestualità”. Anche se il primo approccio a questo nuovo insegnamento non è stato per tutti facile, tra l’organizzazione del lavoro e la distanza fisica dagli studenti, i professori si sono ormai adeguati alla nuova situazione.

Beatrice Caretta 3 E