INQUINAMENTO POST-LOCKDOWN: I CIELI LIMPIDI ERANO SOLO UN MIRAGGIO?

Il lockdown ha portato una diminuzione del livello d’inquinamento ambientale, tuttavia la situazione è ormai tornata com’era prima della pandemia.

Con il primo lockdown e l’arresto di molte attività umane che contribuiscono maggiormente all’inquinamento del pianeta, sembrava che la situazione stesse migliorando. Però, con la fine di questo periodo e la ripresa delle normali abitudini di tutti, l’inquinamento è tornato ai livelli precedenti all’emergenza e potrebbe anche peggiorare.

Ora l’obiettivo principale della società a livello mondiale è superare la pandemia e riprendere in mano l’economia, indebolita dopo il lungo periodo di blocco delle attività. 

Di certo la priorità di molti non sarà prestare attenzione all’ambiente. Ad esempio: molte persone preferiscono prendere la propria macchina che i mezzi pubblici, perché così si sentono più sicuri. Questo provoca un aumento dei mezzi in circolazione, con conseguente innalzamento delle emissioni.

Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), che ha analizzato la presenza di diossido di carbonio nell’aria in 12 grandi città del mondo, il livello di inquinamento dei gas nell’aria è tornato come nel pre-pandemia. Infatti, dopo le prime principali restrizioni, il livello di diossido di azoto era calato del 27 per cento, mentre dal mese di aprile è tornato a salire fino a che ad agosto non ha raggiunto quasi la quantità di gas che c’era a febbraio.

In aggiunta a ciò, si sta presentando il problema delle mascherine chirurgiche. A meno che non siano quelle riutilizzabili in stoffa, le mascherine che ormai ci portiamo dietro ogni volta che usciamo di casa, per prevenire il contagio del Covid-19, sono monouso e molto difficili da smaltire, in quanto fatte di svariati componenti e materiali, tra i quali diversi polimeri (polistirene, polipropilene). Quindi vanno poi a depositarsi nei mari, insieme a guanti, flaconi dei disinfettanti e altri oggetti in plastica, se non si attua uno smaltimento efficace, cosa comunque non facile.

Laurent Lombard, attivista dell’associazione no-profit francese Opération Mer Propre, mostra la sua preoccupazione su questo argomento dicendo che molto presto si avranno più mascherine che meduse nel Mar Mediterraneo.

Tuttavia questo problema è relativamente risolvibile, perché le mascherine sono indispensabili in questo periodo di emergenza sanitaria, dunque è importante capire come smaltirle in modo meno dannoso possibile per l’ambiente. 

Annalisa Pommella 3R

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