L’inquinamento dell’acqua: la seconda preoccupazione ambientale importante dopo l’inquinamento dell’aria.

Le acque inquinate sono un grave rischio per la salute dell’uomo e per il benessere degli ecosistemi. Ad oggi le speranze per un futuro più sostenibile sono riposte nei giovani.

Circa il 70% della superficie terrestre è coperta d’acqua, di cui il 97,5% è salata e soltanto il 2,5% è dolce, la restante percentuale è bloccata nei ghiacciai o nelle calotte polari.
Alla luce di questi dati, si riesce facilmente a comprendere quanto sia esigua e preziosa l’acqua dolce; talmente preziosa che nel dicembre 2020 la società Cme Group ha lanciato il primo contratto collegato ai prezzi dei diritti sull’acqua in California. Questo evento ha generato moltissimi dissensi, partendo dalle associazioni ambientaliste, che avevano lanciato una petizione per far sì che un bene di prima necessità, come l’acqua non diventasse oggetto di speculazione.

Un grave minaccia sia per le esigue riserve di acqua dolce, sia per le grandi masse di acqua salata è l’inquinamento; per contrastarlo l’ONU ha messo a punto un progetto che va dal 2021 al 2030 chiamato “Decennio del mare”, che mira a studiare e a concretizzare la salvaguardia degli oceani e dei mari. Grazie a questo progetto si andranno a combattere tutti i vari tipi di inquinamento: l’inquinamento agricolo, provocato dall’uso in grandi quantità di pesticidi, sostanze liquide o fertilizzanti; l’inquinamento dovuto agli scarichi delle fabbriche; le grandi masse di materiali in sospensione sui mari e oceani che provocano spesso la morte di molti animali marini, sconvolgendo l’intero ecosistema acquatico.

Quando si parla di inquinamento marino si pensa alle grandi masse chiamate “isole di plastica”, come per esempio la Great Pacific Garbage Patch che, scoperta nel 1997, è l’isola di plastica più grande al mondo; ma in realtà, il nemico più pericoloso è rappresentato dalle microplastiche: infatti la plastica immessa nell’ambiente non si distrugge del tutto, si riduce soltanto in frammenti sempre più piccoli che danneggiano, non solo gli animali marini, ma anche le persone:
un individuo assume in media 5 grammi di plastica alla settimana, l’equivalente di una carta di credito.
Anche in Italia le acque sono molto inquinate: addirittura il 60% secondo Legambiente. Ciò è dovuto all’uso eccessivo di pesticidi o altre sostanze chimiche in campo agricolo e allo scarico nei mari di microplastiche e altre sostanze per la produzione di antibiotici o altri farmaci.
Il Mar Mediterraneo rappresenta soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina.

Questo è il risultato di anni di sviluppo industriale non sostenibile e di non consapevolezza da parte dei cittadini, ma la situazione sta cambiando: oggi tutti sono a conoscenza dell’impatto che l’umanità e il suo sviluppo hanno sull’ambiente; infatti lo sviluppo sostenibile costituisce un punto importantissimo nel programma del governo attuale.

Per non peggiorare l’inquinamento che affligge le acque, basterebbe solo una maggiore attenzione nelle scelte quotidiane: smaltire i rifiuti nel modo corretto, evitare l’utilizzo di plastica, usare meno prodotti chimici per le pulizie, non gettare farmaci e spazzatura negli scarichi.
Sarebbe necessario educare tutti ad assumere uno stile di vita sostenibile, sin dalla più tenera età, in modo che le prossime generazioni si impegnino a rispettare il pianeta e non a distruggerlo come hanno fatto i loro nonni. Si deve riporre speranza nella “generazione z”,che ha dimostrato negli ultimi anni una sensibilità immensa nei confronti delle tematiche ambientali e che si è mobilitata per un cambiamento in cui crede davvero.

Alba Rachele Tonini 4R Beatrice Damiano 3S Alex Coman 4A