“CHIAMAMI COL TUO NOME”, LA STORIA D’AMORE PIÚ AMATA DAI GIOVANI
Il racconto di un estate italiana a suon di musica anni 80’
Genere: romantico/drammatico
Cast: Armie Hammer (Oliver), Timothée Chalamet (Elio Perlman), Michael Stuhlbarg (sig. Perlman), Amira Casar (sig.a Perlman), Esther Garrel (Grazia)
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: L. Guadagnino, J. Ivory, W. Fasano
Durata: 130 min (2h 10min)
Recensione: Basato sull’omonimo romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome è un film uscito nelle sale cinematografiche italiane il 25 gennaio del 2018. Il film, a metà tra una storia d’amore e una storia di formazione, è disponibile sulle piattaforme di Netflix e Prime Video.
Siamo nel nord Italia, nelle vicinanze di Crema, nell’estate del 1983. Nella villa di campagna del professor Perlman arriva Oliver, un ricercatore universitario americano che lo assisterà nel suo lavoro per sei settimane. Insieme a loro ci sono anche la moglie del professore, Annella, e il figlio diciassettenne della coppia, Elio. Se il giovane ragazzo è una persona molto introversa e anche abbastanza goffa, Oliver sembra essere tutto il suo contrario, trovandosi bene con gli altri e con se stesso, abituato a trascorrere le sue giornate con invidiabile disinvoltura. Tra i due si stabilisce un’intesa ambigua, fatta di sguardi, segnali, da semplici gesti, inaspettati avvicinamenti e repentini silenzi, un lento orbitare l’uno attorno all’altro.
Ed è proprio quest’intesa che non solo fa funzionare il film di Guadagnino, ma rende anche possibile il suo incanto. L’ambientazione è borghese, ed elegantemente trasandata; i personaggi sembrano essere tutti intellettuali e in casa si passa il tempo a catalogare immagini di antiche sculture.
Tutto questo rischia di inquadrare l’estate dei due protagonisti in una cornice troppo impostata e a trasformare l’intera vicenda in un esercizio di stile: solo che le performance di questi due attori (T. Chalamet e A. Hammer) riescono a trasmettere in ogni scena una spontaneità che molto spesso dà l’impressione di star guardando persone vere spiate da telecamere nascoste. Chalamet trova il suo punto di forza nella sua compostezza, riuscendo a passare senza soluzione di continuità da una sorta di pacata spavalderia adolescenziale a momenti di genuina insicurezza; e allora Elio può stuzzicare Oliver con tutta la sfacciataggine del caso, per poi ritrarsi in se stesso quando si ritrovano faccia a faccia nella camera da letto che gli ha dovuto cedere al suo arrivo. È un ritratto fedele dell’adolescenza e, in fondo, Chiamami col tuo nome è anche la storia del passaggio all’età adulta, del sacrificio che ne richiede, dell’esplorazione di sé e della propria sessualità.

In questo c’è un altro pregio del film: Elio non si domanda perché sia attratto sia da Oliver sia da Marzia, non abbiamo vergogna in questo caso o qualcosa che blocca il suo orientamento. Come è giusto che sia, intendiamoci, ma non capita mai che bisessualità/omosessualità vengano presentati senza alcun tipo di problema iniziale. È una vera e propria novità che permette al rapporto tra i due di scorrere tranquillamente. Solamente nel finale Oliver insinua che i suoi genitori non sarebbero stati buoni come quelli del suo amato. Elio non si vergogna mai né dei propri sentimenti, né dell’attrazione che prova nei confronti di Oliver, non è imbarazzato quando deve chiedere aiuto, né quando si tratta di dire un “Mi sei mancato” dopo mesi di silenzio.
La performance di Chalamet, giustamente riconosciuta con la nomination all’Oscar, è il cuore pulsante di tutto il film, con la scena finale destinata tormentare chiunque veda il film per un bel po’ anche dopo la fine dei titoli di coda. Straziante nella sua semplicità, sospesa tra fuoco e ghiaccio, un cazzotto nello stomaco proprio in virtù della sua improbabile e malinconica delicatezza. L’effetto finale del film è proprio questo, ci vuole un po` per metabolizzarlo e per rendersi conto di quanto sia stato capace di entrare sottopelle.
Due parole sul romanzo di Aciman: Il consiglio è di leggerlo: la storia è leggermente
ampliata rispetto al film, l’ambientazione è marittima e più impersonale a livello di italianità, sfumatura assente nel film grazie all’intervento di Guadagnino. La pudicizia è l’elemento più rilevante, nonchè punto chiave del personaggio di Elio, ma la descrizione dell’attrazione del giovane nei confronti di Oliver, le sue continue incertezze, i suoi bruschi cambiamenti d’umore, le paranoie, i complessi, l’attesa, e in generale l’idea del trovare e conoscere se stessi attraverso un’altra persona lo rendono uno dei romanzi “d’amore” più belli che abbia mai letto.
Paula Roberta Cipri 3X